Qui Coccaglio, deserto dell’Arizona, a est del deserto della California, 28 novembre 2009.
Arriviamo puntuali, guidati dal navigatore per timore di smarrirci nella pianura. E’ provincia di Brescia, ma siamo a un passo dal bergamasco e dal cremonese. A Coccaglio è nato Luca Marenzio, il maggiore madrigalista rinascimentale. Terra fertile, industriosa. E’ una tiepida giornata di novembre. Sabato pomeriggio. Le luminarie, tristi come tutte le luminarie di Natale, ci ricordano che siamo in prossimità delle feste. Entriamo in un paese spettrale, nonostante il sabato, nonostante la bella giornata, nonostante le luminarie e la prossimità delle feste. Gli scuri alle finestre sono sbarrati. Le strade silenziose. Pare la Tombstone prima della sparatoria all’O.K. Corral. Deserto dell’Arizona. Dov’è sono i fratelli Earp? E dov’è Doc Holliday? Quasi nessuno nelle vie adiacenti la stazione, da cui il corteo prenderà le mosse. Solo noi, che abbiamo deciso d’esserci, di portare la nostra solidarietà agli extracomunitari che abitano qui, di dire no all’operazione White Christmas, la decisione della Giunta di destra di controllare a tappeto gli extracomunitari residenti sul territorio, casa per casa, strada per strada, ed espellere quelli trovati senza permesso di soggiorno: il rastrellamento prima del Natale. White Christmas.
Quasi nessuno nelle vie adiacenti la stazione, solo noi e i poliziotti in tenuta antisommossa che non deludono mai i nostri appuntamenti. Li osservo. Sono quasi tutti giovani, visi ben curati, divise in ordine, ben equipaggiati. Nulla a che fare con i poliziotti male in arnese che commossero il Poeta. Paiono innocui questi, nonostante i manganelli e gli scudi in bella mostra. Ma nessuno si fa illusioni: sollecitati da un ordine, non esiterebbero un solo istante a precipitarsi sulla folla, picchiando e massacrando. Chissà se hanno mai letto un solo passo della Costituzione, una sola riga cazzo!
Qui Coccaglio, deserto dell’Arizona, a est del deserto della California. La via si anima. Vengono altri manifestanti, anche da lontano. Beppe ci dice di stare vicini, con le bandiere di Sinistra e Libertà. Giusi si ferma a chiacchierare con tutti. Ecco i compagni milanesi. Del treno che dovrebbe portare i compagni della città, non si hanno notizie: gira voce che sia stato bloccato alla partenza, a Brescia, i viaggiatori fatti scendere dalla Polizia ferroviaria, i biglietti controllati a uno a uno. Ma i cellulari prendono male, e tutto è avvolto nell’incertezza. E anche questa è Italia, anno 2009, 61 anni dall’entrata in vigore delle Libertà costituzionali. Intanto si crea un pò di tensione. La Polizia sollecita la partenza della manifestazione. Gli organizzatori rispondono che fino a quando ai compagni sul treno non sarà consentito di partecipare, nessuno si muoverà.
Mi guardo attorno: i giovani sono tanti, fanno maggioranza, e questo mi rincuora. Hanno occhi che ridono, visi distesi. Le ragazze sono bellissime, anche quelle che non lo sono. Ancora una volta sono i loro sorrisi ad attrarmi: hanno bocche sincere, le risate di una volta che non si vedon più.
Finalmente arriva il treno da Brescia: più di un’ora di ritardo. Il corteo può partire.
Qui Coccaglio, deserto dell’Arizona, a est del deserto della California. Sfiliamo fra case sbarrate. Persino il parco cittadino è chiuso. Dietro gli scuri indoviniamo occhi spaventati a scrutare, a osservarci. E ogni tanto qualche viso fa capolino, incuriosito, timoroso. Vorrei urlare di non avere paura, ché non c’è nulla da temere. Ma forse è tardi anche per questo, in questa Italia che s’è smarrita.
Passiamo davanti alla Chiesa. La Chiesa da cui il parroco ha parlato, ha detto che... beh sì... la Giunta ha sbagliato a chiamare tutta l’operazione White Christmas... non si può... non si fa... ma razzisti no... razzisti... per carità, non scherziamo, io quelli della Giunta li conosco... non sono razzisti. C’è un gruppo di cittadini nei pressi della chiesa, un gruppetto sparuto, ci osservano silenziosi e compiti. Li osservo anch’io, senza riuscire a intendere i loro sentimenti: risentimento, condivisione, indifferenza...? E intanto ringrazio il Cielo di non appartenere più a questa Chiesa, di aver incontrato i fratelli Valdesi.
Ci allontaniamo dal centro storico, verso la periferia. Ai lati della strada molte macchine fotografiche, telecamere. In mezzo ci dev’essere anche la Digos camuffata, che non perde occasione di filmare, schedare.
Fa buio presto e la temperatura scende. In punti prestabiliti il corteo si ferma per alcune testimonianze. Sono loro a parlare, gli extracomunitari, parlano in italiano, con qualche incertezza. Parlano di solidarietà, di condivisione, di voglia di lavorare. Ma sono lontani e non intendo bene: a pochi passi ho una banda di percussioni che ritma il passo. Ma una cosa la intendo: che se un extracomunitario sbaglia, commette un reato, va punito.
Mi guardo attorno: italiani, extracomunitari, giovani, vecchi. Camminiamo, parliamo, qualcuno accenna un passo di danza. Qualcuno augura buon Natale agli sparuti cittadini che si affacciano. Camminiamo ancora. Lungo il cammino la Polizia ci fa allontanare da un altro gruppo che ci osserva sfilare, sguardi minacciosi, aria di sfida. La mia sciatica riprende a mordere. Non c’è un solo negozio aperto, nemmeno uno. Anche la sede del PD è buia e sbarrata. Nessun bar dove fermarsi per sostare, bere un caffè, pisciare.
Qui Coccaglio, deserto dell’Arizona, a est del deserto della California. Torniamo verso il Centro storico. Su una serranda abbassata qualcuno ha lasciato una scritta. Dice: fratelli migranti non lasciateci soli con la Lega. Vedo un altro gesto di solidarietà: da un cancello un signore anziano si sporge per stringere le mani agli extracomunitari, il balcone di sopra è aperto, la moglie anziana come lui, i nipoti, ci guardano e sorridono. Ma sono eccezioni.
Ormai è buio e comincia a far freddo. Il centro storico è illuminato a festa. La piazza dominata da un gigantesco albero di Natale. E chissà, forse in questo momento nelle case sbarrate stanno pure allestendo il presepe. Qualche cittadino accenna ad affacciarsi. Scattano fotografie. Riprendono l’evento. Per noi invece è già ora di andare. Torniamo alle macchine. Ci lasciamo alle spalle Coccaglio, patria di Luca Marenzio, terra fertile, industriosa, inospitale, deserto dell’Arizona, a est del deserto della California. Da qualche parte, qui attorno, m’immagino anche Zabriskie Point, la grande depressione nel deserto, sotto il livello del mare. E penso che questo paese, disperso nella pianura, rappresenta uno dei punti più bassi che l’Italia repubblicana abbia mai raggiunto. Zabriskie Point. Da qui possiamo solo rimboccarci le maniche, scalare le pareti scoscese e ripartire.



















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