All’inizio vi fu un’invenzione che, come per tutte le invenzioni di successo, partiva da una constatazione semplice e geniale: la necessità di un apparecchio che permettesse la rasatura in tutta sicurezza. Era il 1895 e nasceva il prototipo di quello che sarebbe diventato il "rasoio di sicurezza". Inventore tale King Camp Gillette (1855-1932) che divenne ricco e famoso, e anche dopo lo scadere del brevetto, nel 1921, riuscì a mantenere intatta sul mercato la supremazia conquistata.
Il rasoio si è evoluto nel tempo, l’acciaio è stato perfezionato, i materiali hanno acquistato maggiore ergonomicità, ma l’idea originaria è rimasta sostanzialmente immutata.
Fra i miei ricordi di bambino c’è mio padre che si
rade davanti allo specchio del bagno, con un rasoio in cui inserisce certe lamette affilate dotati di angoli arrotondati e sinuosi, e di uno strano foro ovoidale al centro. Ogni tanto il rasoio non fa il proprio dovere e gli fioriscono sulla pelle delle minuscole macchie di sangue. Quelle lamette rimangono impresse nel mio immaginario e a un certo punto, crescendo, m’appaiono come simboli di forza e virilità.
L’ultima volta che avvistai un modello tanto antiquato di rasoio, fu una decina d’anni fa, alla vigilia di un intervento chirurgico, quando l’infermiera mi si presentò innanzi con determinazione teutonica e l’intenzione di depilarmi per intero collo, torace e braccia. Alla volenterosa seguace di Florence Nightingale doveva sfuggire la capacità pilifera di un rappresentante del genere “maschio mediterraneo”. Sta di fatto che l’operazione riuscì in pieno, ma fu necessario parecchio tempo e tanta pazienza. Alla fine l’infermiera tergendosi il sudore, annunciò soddisfatta che col frutto di tanto lavoro avrebbe potuto imbottire un intero cuscino…
Con gli anni ’70 appare sul mercato europeo il rasoio dotato di lamette a incastro facilmente smontabili. Il vantaggio è notevole: la lametta s’inserisce senza che si debba maneggiarla con le dita. Comunque fino agli anni ’80 l’invenzione rimane sostanzialmente immutata. L’unica vera novità è l’arrivo sul mercato dei rasoi usa e getta, destinati anch’essi a diventare rapidamente un oggetto d’uso comune e, a loro modo, un segno dei tempi. Anche in questo caso all’origine vi è l’ingegno di una mente votata agli affari, il francese Marcel Bich, destinato a diventare famoso grazie a un’altra invenzione: la penna a sfera.
Torniamo ai rasoi. Giungono gli anni ’80 e s’affaccia la prima vera novità: il rasoio dotato di doppia lama. Sarà ché ci troviamo nel decennio più edonista e vacuo del ‘900, sarà ché gli uomini hanno in tasca maggiori quantità di denaro da spendere, sarà la migrazione dei costumi maschili verso mode meno austere, ma a un certo punto pare che la rasatura non sia tale se non avviene con la doppia lama. Da quel momento la storia pare accelerare e sul mercato vengono lanciati modelli sempre più evoluti. Così, ecco certi rasoi dove la lama è imprigionata da tante piccole sbarrette d’acciaio, che dovrebbero renderla ancora più sicura. Non ho mai capito come funzioni. Ecco il rasoio su cui sono applicate strisce di una strana sostanza oleosa a mezza strada fra il sapone e la colla da falegname, che dovrebbe permettere un maggiore scorrimento dell’acciaio sull’epidermide. A corredo si evolve pure il sapone da barba, ora profumato, ora nutriente, sempre costoso e di marca. E cambiano pure gli accessori: pennelli eleganti, impugnature ergonomiche, materiali lisci e di pregio; è il momento in cui pare che l’uomo di stile debba utilizzare solo rasoi firmati oppure accessori che sfoggiano i colori e il marchio di note automobili da corsa. La pubblicità alla televisione abbonda di deliziose fanciulle che non hanno nient’altro da fare che accarezzare con voluttà le guance lisce di uomini paciosi come neonati e dagli occhi ammiccanti, che paiono sul punto di esclamare:
<<Figa eh! Indovina che ci faccio con questa qua...?>>
La risposta viene spontanea:
<<Non ci fai un cazzo! Ché non pari proprio in arnese, tutto preso come sei a curarti la pelle della faccia!>>
L’accelerazione continua a una velocità impressionante ed è già il momento del rasoio a tre lame, e poi in una corsa fra le marche che pare non avere più fine, il rasoio a quattro lame. Ché alla fine dici a te stesso:
<<La smetteranno d'inserire lame in 'sto rasoio? Che cazzo ce ne facciamo, dico io!>>
E invece, qualche tempo fa, avvisto alla televisione l’ultima novità: il rasoio a 5 lame! Che Dio solo sa come abbiamo fatto a inserire 5 lamette in un rasoio, senza farlo assomigliare a un gatto delle nevi! La domanda a questo punto è d’obbligo: ce n’era proprio bisogno? L’umanità aveva proprio necessità di quest’ultimo prodotto dell’ingegno? La risposta la lascio a voi.
Per parte mia non mi sono mai arrischiato al di là del rasoio a due lame. La rasatura forse non è perfetta, ma il genere di donne che preferisco è di quelle che non ci badano troppo. D’altra parte devo riconoscere che la barba lunga non mi sta bene: è troppo folta e scura, e mi fa somigliare pericolosamente a una sorta di brigante della Sila. Ma che volete: certi ambienti a cinquant’anni di distanza, non hanno ancora appreso la lezione di Sutherland sulla criminalità dei colletti bianchi. Così, rasatura dopo rasatura, non mi rimane che attendere il momento in cui la canizie mi permetterà di far crescere la barba senza rischiare di finire sul casellario giudiziale. Che meraviglia quando mi alzerò al mattino senza l’assillo della rasatura, libero di scegliere se radermi o meno…









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