Tempo di dichiarazioni dei redditi. Devo avere l’aspetto di un commercialista, perché c’è sempre qualche amico che mi chiede spiegazioni su certi reconditi aspetti del 730 e del 740, i misteri del fisco... Finalmente capisce che non capisco, e tace. Allora scendo su argomenti a me più familiari e gli parlo dell’8x1000, e mi preparo ad argomentare. Ma a questo punto il mio amico ribatte: <Sai che io dò l’8x1000 ai Valdesi? Sai… i Valdesi? Sono cristiani anche loro…> <Si, sì, lo so>, sorrido, <sono tre anni che son diventato Valdese>. A questo punto il mio amico mi osserva con curiosità, talora persino con affetto, qualche volta con lo sguardo dell’entomologo che si accinge a studiare una nuova specie di farfalla. I più stupiti però sono gli amici di un tempo, ancora mi capita d'incontrarli, gli amici che non danno certo l'8x1000 ai Valdesi, gli amici di un tempo che mi conoscono come credente, uno che nella Chiesa, in passato, ha fatto di tutto e s’è occupato di tutto. Uno che la Chiesa, la conosce bene.
Ho rilanciato su Fb un video di qualche mese fa, che con un po’ d’ironia fa l’elenco dei motivi per cui non sarebbe opportuno assegnare il proprio 8x1000 alla Chiesa Cattolica: tutti argomenti che i lettori più affezionati de “La tenda nel deserto”, quelli che mi seguono fin dall'inizio, ben conoscono, ma che in questo Paese che ha la propria sovranità limitata dalla presenza dell’ultima monarchia assoluta del pianeta, il Vaticano, assumono un valore sempre attuale. Per esempio il fatto che la Chiesa Cattolica è la maggiore holding immobiliare italiana, e non s’è fatta troppi scrupoli a sfrattare gli inquilini che occupavano, a canone agevolato, i numerosissimi immobili di cui è proprietaria nel centro storico di Roma. Sono pure convinto che la democrazia di questo Paese si misuri anche dalla possibilità che giustamente viene concessa alla Chiesa cattolica di esprimersi nella Politica interna italiana. Eppure quanto ci sono costate le battaglie per conquistare diritti che vorremmo ormai indiscutibili e che invece quotidianamente continuano a essere insidiati! Il divorzio, per esempio, e tutti i divieti assurdi che la Chiesa ancora impone ai divorziati. E la 194 che continuamente viene rimessa in discussione, persino nelle corsie di certi ospedali e in certi consultori. E ci sono altre libertà che ancora attendono riconoscimento: il matrimonio fra persone dello stesso sesso; oppure quella materia complessa che considera il testamento biologico, e l’archiviazione definitiva di ogni pratica di accanimento terapeutico.
Alligant onera gravia et inportabilia et inponunt in umeros hominum digito autem suo nolunt ea movere! Legano e impongono fardelli pesanti e insopportabili sulle spalle, fardelli che loro non vogliono muovere neanche con un dito. Dove "loro" sta per uno dei maggiori potentati economici del Pianeta, la Chiesa cattolica appunto.
Riflettevo col pensiero già alla Pasqua ormai vicina, la più importante festa della Cristianità, al fatto che il Cristianesimo ridotto all’osso, si concentri tutto in due precetti. Il primo ci viene dritto dritto dalla Religione ebraica e dall’Antico Testamento:
Ascolta Israele.
Il Signore è il nostro Dio.
Il Signore è uno solo.
Tu amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore,
con tutta la tua anima,
con tutte le tue forze.
E’ la prima parte della preghiera più solenne della Religione ebraica: lo “Shemà Israel”. Ancora oggi l’ebreo osservante pronuncia questa preghiera al mattino e alla sera. Assistere all’assorta solennità con cui certi rabbini pronunciano questi pochi versi delle Scritture, può essere un'esperienza quasi sconvolgente per un credente.
Ma quando gli viene chiesto dei comandamenti, Cristo dopo aver fatto cenno allo "Shemà Israel" aggiunge: <E il secondo è questo "Amerai il prossimo tuo come te stesso". Non c'è altro comandamento più importante di questo>. E’ il secondo precetto della Cristianità che completa lo "Shemà Israel": l’amore agli altri. La venuta di Cristo è tutta sintetizzata in questo precetto. Schematizzando un po’, il Nuovo Testamento è tutto qui.
Dunque da un lato il riconoscimento di Dio e della Sua unicità. Dall’altro l’amore al prossimo. Ma Cristo va oltre, dice l’indicibile: sostiene che non c’è precetto più importante dell’amore al prossimo. Dunque l’amore al prossimo sopravanza persino il riconoscimento dell’unicità di Dio dello Shemà. E’ la rivoluzione del Cristianesimo: ed è possibile poiché Dio ci raggiunge in Cristo. Bisognerebbe diffidare sempre di quanti parlano in continuazione del Padre, e di solito non citano mai Cristo, e oggi sono in tanti: il Signore dice, il Signore vuole, il Signore fa… Mentre Dio ci ha raggiunti una volta per tutte in Cristo. E dalla Resurrezione in avanti la parola Gesù dovrebbe colmare con gioia le nostre preghiere. E invece abbiamo preferito riempire la Fede di belle regolette, come tanti Farisei. E allora… il Signore dice, il Signore vuole, il Signore fa…
Su tutto questo riflettevo assorto, osservando in silenzio il lago alcuni giorni fa. E poi riflettevo sull’inconsistente leggerezza con cui ci avviciniamo a questo precetto dell’amore agli altri. Oggi il precetto dell’amore al prossimo viene letto in modo per lo meno incompleto. Si pone l’accento sul primo dei soggetti, il prossimo, e si dimentica il secondo: se stessi. Non è un argomento da spendere molto di questi tempi, tempi di grande individualismo. Eppure Cristo è chiaro: amerai il prossimo tuo come te stesso. Come te stesso. Dunque per amare il prossimo, bisogna amare anche se stessi. Anzi tanto ameremo il prossimo, quanto saremo capaci di amare noi stessi. Come te stesso. E chi non ama se stesso, non è nemmeno capace di amare il prossimo. Sarebbe interessante notare le affinità fra il Cristianesimo e le Scienze umane: in fondo il Cristianesimo raggiunge le medesime conclusioni cui sono giunte discipline come la Pedagogia, la Psicologia, anche la Sociologia. Amare se stessi significa amare i propri giorni, il presente e il futuro. Significa saper trarre dalla vita quanto la vita dona per il pieno soddisfacimento del proprio essere e la piena realizzazione dei propri talenti. E talora esser disposti a cambiare il mondo, consci che, almeno in una situazione di pur relativa agiatezza quale la nostra, il nostro futuro dipende soprattutto da noi.
E infine quanto sarebbe differente la Chiesa cattolica, se facesse suo tutto questo: non un assemblaggio di divieti e precetti, non una Chiesa impegnata a predicare regolette a degli scolari, ma una comunità chiamata a testimoniare Cristo che è amore a uomini creati liberi, uomini creati per esser felici. La felicità qui e ora, giacché l’Uomo e tutta quanta la Creazione per niente di meno di questo sono stati creati: per la felicità.









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