Sono nato avendo come prospettiva visuale quella caratteristica distesa d’acqua salata che separa la Calabria dalla Sicilia. Su di essa si affacciano coste scoscese e rupi fosche narrate fin dall’antichità. L’entroterra è verde e rigoglioso, fatto di macchie e boscaglie che lentamente si arrampicano verso l’Aspromonte, e misteriose fonti d’acqua dove forse ancor oggi abitano le divinità femminili dei boschi.
Gioffré vi ambienta gli incontri clandestini dei due amanti protagonisti del suo “Artemisia Sanchez”. Era il 1783 e la Piana stava per essere flagellata dal primo di una serie di terremoti, che fino al 1908 l’avrebbero ripetutamente visitata.
Mi è sempre piaciuto osservare assorto quella distesa di mare dagli orizzonti illimitati, dove in certi giorni, al tramonto, si scorgono i contorni remoti delle isole care a Eolo, Signore dei venti.
E osservando pensare alle civiltà che su quel mare sono sorte, e così smarrirmi fra contemplazione estetica e memorie storiche, senza più riuscire a distinguere l’una dalle altre. L a Costa viola costituisce la striscia di costa calabrese che introduce da nord allo Stretto. Le acque limpide e profonde danno il nome a questo tratto di mare. I panorami che si ammirano sono incantevoli. Le mie radici sono là, da 500 anni almeno. Ché più indietro le memorie familiari non vanno.
Un tempo lo Stretto era solcato in primavera, e poi al termine dell’estate, da decine di caratteristiche imbarcazioni adibite alla pesca del Pesce spada. Le spatare sono dotate di un’alta torretta per avvistare i pesci, e di una lunga passerella a prua da cui lanciare la fiocina. Si tratta di un metodo di pesca spettacolare e pittoresco, dove tutto l’equipaggio è impegnato nell’impresa e, nonostante gli accorgimenti utilizzati, la lotta fra uomo e animale è pari, e non sempre arride al primo. La pesca avviene nella tarda primavera quando lo Stretto è solcato dai Pesci spada per la consueta migrazione riproduttiva. E poi a fine estate, terminata la riproduzione, per la migrazione in senso opposto. Oggi la pesca con le spatare sta cadendo in disuso: troppo onerosa, poco redditizia. Certi equipaggi si sono convertiti alla pesca con le spadare, ben più remunerativa: reti micidiali che non lasciano scampo ai Pesci spada, ma nemmeno a delfini, tartarughe e cetacei. L’Europa ne ha vietato l’uso, e ha destinato fondi ingenti per sostenere la pesca nelle forme tradizionali. Ma nonostante questo e nonostante i controlli accurati della Guardia di Finanza, le spadare sono ancora usate clandestinamente.
Il Pesce spada è animale tendenzialmente monogamo. Si narra di Pesci spada catturati solo per aver preferito seguire la sorte del compagno fiocinato. Domenico Modugno ne trasse una dolente canzone.
Il Pesce spada comunque è parte dell’alimentazione dei calabresi fin dalla preistoria, come testimoniano certi ritrovamenti archeologici.
Del Pesce spada si conoscono varie ricette, ma per gustarne le carni io consiglio esclusivamente il Pesce spada col salmoriglio, ricetta facile e veloce. Procedere così. Far macerare per una mezz’ora il trancio di Pesce spada con un po’ d’olio e un po’ di succo di limone. Al momento dell’acquisto verificare che il trancio non risulti troppo spesso. Preparare il salmoriglio emulsionando olio extravergine d’oliva e succo di limone, e aggiungendo uno o due spicchi d’aglio affettati, il prezzemolo tritato e l’origano.
Arrostire il Pesce spada su una piastra. Non deve rimanere crudo, ma nemmeno risultare troppo cotto per evitare che la carne divenga stopposa. Servire il Pesce spada irrorandolo con il salmoriglio, a cui avrete aggiunto poca acqua tiepida. Alle Eolie sostituiscono il succo di limone con del vino rosso.









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