Per un paio di giorni il vento ha spazzato il lago come una grossa scopa di saggina che s’accanisca sulla pista da ballo, spietato, meticoloso. I ballerini hanno abbandonato l’arena, la festa è già finita. Oggi è tornata l’estate, ma è un’estate ormai serena della serenità che hanno certi agonizzanti: tranquilla nell’apprendere il proprio destino. Il pomeriggio è silenzioso: i nidi si sono svuotati, gli stormi hanno già preso il volo verso i climi caldi. Tutto è pronto per l’autunno che incombe. L’aria è tersa, come poche volte m’è capitato di scorgerla sul lago. Le vele eleganti solcano l’azzurro. Si vedono i paesi dell’altra sponda, quasi li si tocca con le dita. E dietro ai paesi, i monti azzurrini dalle linee morbide, e già s’intuisce la Val d’Adige invisibile. Penso a coloro che si sono innamorati di questi scorci, viaggiatori di altre epoche, scrittori e poeti. E penso che sono fortunato a esser qui, adesso, ad esser cresciuto con questa luce tenera e dolce negli occhi, fortunato per questo spettacolo naturale che mi è capitato in sorte. Qui ho vissuto gran parte dei miei giorni, qui ho studiato. Fortunato. Anche se il mio tempo è altrove, è sempre stato altrove, sotto un cielo diverso, sul cobalto profondo di un mare che ancora mi attende e dove un giorno tornerò. Una scogliera silenziosa, l'aria profumata, i gabbiani, l'azzurro silenzioso di un faro che torna a visitare i miei sogni, laggiù, da qualche parte.









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