Sono in città, guido un’automobile che non riconosco, non è mia. So di trovarmi a Brescia, ma è una Brescia inconsueta, dal paesaggio desertico, lunare. Come dopo un sisma che ha distrutto la città, lasciando dovunque rovine, macerie. Procedo a fatica su uno sterrato, sotto un cielo plumbeo. In lontananza, di fronte a me, il Mella. I ponti sono crollati e non posso procedere. Fermo l’automobile a distanza dal fiume. Di lontano distinguo alcune persone sugli argini: osservano preoccupate il fiume in piena. Quello che di solito è poco più di un canale inquinato, adesso appare minaccioso, le acque scure, ingrossate. Poi, improvvisa, ecco un’ondata che travolge tutto. Quanti stavano sugli argini ne sono investiti, invano cercano di fuggire. Mi precipito all'automobile, scacciando il panico che si arrampica alla gola. Le chiavi di accensione non entrano, le mani tremano, e poi sono già sulla strada, di corsa, mentre l’ondata nello specchietto retrovisore si fa sempre più minacciosa. Ecco i grattacieli di Brescia 2, la cittadella del potere finanziario e della Confindustria. Gli unici edifici che paiono ancora in piedi. Abbandono l’automobile sul ciglio della strada e mi precipito nel primo edificio, sperando che regga l’onda d’urto dell’acqua che è sempre più vicina. Il grattacielo è al buio, gli ascensori sono fuori uso. Dovunque ci sono sfollati, intere famiglie, persino animali, che vi hanno trovato rifugio. Mi faccio strada in mezzo alla folla, cercando le scale, nella speranza che i piani superiori siano meno affollati. I volti sono attoniti, c’è chi piange, chi prega. Con me adesso c’è un’amica di cui non mi ero accorto prima. Salgo ancora. Alcuni piani sono adibiti a ospedale. Su un piano c'è una festa, attraverso il corridoio, mi faccio strada in mezzo a dei giovani che fanno sesso, incuranti della gente attorno, in una baldoria oscena di capelli scarmigliati, membri turgidi, seni nudi. Poi un altro piano, e un altro ancora. Da qui osserviamo l’intera città ai nostri piedi ormai invasa dall’acqua. L’acqua corre e travolge ogni cosa, edifici, uomini, animali: un diluvio che non trova ostacoli, che allaga l’intera pianura. Fin dove arriva lo sguardo c’è acqua, acqua e desolazione. Abbraccio la mia amica, la bacio teneramente, mentre sotto di noi l’acqua scorre e travolge ogni cosa. Nonostante tutto sono felice di esser lì con lei. Poi il pensiero va alle mie bambine. Afferro il cellulare pensando con timore all’ondata di piena che fra poco attraverserà la pianura, e raggiungerà casa. Mi dico: Ar. in questo momento è dai nonni. Il piano è rialzato, dovrebbe esser salva. No, non è vero: potrebbe essere in giardino a giocare. E Au? Au. a quest’ora è al nido-famiglia. Faranno in tempo a mettere in salvo i bambini? Mi sveglio all’improvviso, sudato, nel silenzio della notte, con l’animo colmo di angoscia. La stanza è in silenzio, all’esterno la luce grigia della notte.









Ultimi commenti