Mentre scorrevano le immagini della folla festante nelle piazze romane, ieri sera, la mente andava a un’altra piazza, quella delle monetine lanciate verso un Bettino Craxi ormai in fuga. Destini paralleli, sorti per certi versi simili, che molti commentatori si sono affrettati a cogliere. Eppure due piazze lontane quasi vent’anni, protagonisti ormai cambiati, invecchiati, in molti casi scomparsi. Alcune somiglianze certo. Tante differenze. E la più importante di esse: là eravamo alla fine di una parabola durata 50 anni, la cosiddetta Prima Repubblica, che pur fra vistose disuguaglianze sociali e ingiustizie storiche, era tuttavia riuscita a far germogliare la pianta della Democrazia in questo Paese, la pianta seminata dalla Resistenza. 50 anni dove a governare erano stati sempre gli stessi e che tuttavia fino a un certo punto, più o meno fino all’introduzione dello Statuto dei lavoratori e all’istituzione del Divorzio, erano stati anche anni di progresso sociale. Alla prova dei fatti le Istituzioni avrebbero retto l’onda d’urto di Tangentopoli e dell’avvento del berlusconismo.
Oggi, dopo vent’anni di berlusconismo, dopo lo smantellamento sistematico delle Istituzioni democratiche, tutto è cambiato e il sistema pare non esser più capace di reggere un’altra onda d’urto, quella di un potere finanziario interprete diretto del Neoliberismo della Scuola di Chicago, che per la prima volta nella Storia, davanti all’incalzare della crisi economica, non si affida più a questo o a quel Governo nazionale, più o meno conservatore, talora autoritario, ma ritiene giunto il momento di scendere in campo direttamente, di assumere in prima persona le sorti delle nazioni e dell’Europa intera. Così in Grecia pochi giorni fa. Così nel nostro Paese fra poche ore con l’affidamento del Governo a questo economista, questo Mario Monti, che nessun italiano ha mai votato in libere elezioni. Se l’Italia avesse fondamenta istituzionali solide, saprebbe rispondere a questo attacco della Finanza internazionale. Ma per l’appunto, siamo al termine del ventennio berlusconiano.
La situazione è questa: quarant’anni di pedissequa applicazione delle ricette neoliberiste e quella che per ampiezza è la più grave crisi economica dalla scoperta dell’America ad oggi, dovrebbero essere sufficienti ad archiviare una volta per tutte l’età ingrata del Neoliberismo, ma così non è. Al contrario queste dottrine economiche, dopo aver distribuito a piene mani ingiustizie sociali, povertà, deregulation contrattuali, neocolonialismo, conquistano pure il governo delle nazioni. Mi auguro davvero di sbagliarmi ma l’agenda di Mario Monti, che il Paese ancora preda dei festeggiamenti per la fine di Berlusconi, non ha avuto modo di approfondire, già si annuncia carica di provvedimenti impopolari: l’ennesima manovra finanziaria, il ripristino dell’ICI per la prima casa, una nuova stretta sulle pensioni, l’assalto definitivo alla contrattazione di lavoro. Il tutto controbilanciato forse da una patrimoniale di facciata, una patrimonialina, e forse nemmeno questo. La morte dello Stato sociale. Ci siamo liberati di Berlusconi, per finire preda degli esperimenti di uno stregone pazzo: il Sistema economico e finanziario internazionale.
Sul Manifesto di questa mattina , l’editoriale di Norma Rangeri concludeva: “l’eccentrico laboratorio politico italiano chiude una stagione (un caso di scuola) e già ne prepara un’altra. Non è che l’inizio. Anche per le opposizioni”. Ecco ci auguriamo che sia davvero così: l’inizio di un movimento popolare che trovi nelle festose piazze romane di questa notte, solo la premessa. Non abbiamo bisogno dei Monti e dei Draghi, abbiamo bisogno di Democrazia, unica risorsa per farci superare questa crisi di sistema. Indigniamoci e agiamo contro la dittatura dei Mercati. Ma facciamolo in fretta. Domani potrebbe essere troppo tardi.









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