Ho già raccontato di Tom, del suo affetto tutto felino, della
tristezza di quell’autunno del 2002, quando ci lasciò. Voglio ora narrare gli
eventi che seguirono la sua morte e che non hanno mai trovato spiegazione. Ancora
oggi cerchiamo una risposta razionale.
Avevo cambiato casa da poco e per evitare traumi al gatto,
avevo deciso di lasciarlo nella casa paterna, dov’era sempre vissuto. E’ cosa
nota che il cambiamento di abitazione e di abitudini è evento spesso traumatico
per i gatti. Alla sua morte però non avevo avuto il coraggio di separarmi da
lui, di abbandonarlo all’inceneritore: troppo grande era il suo affetto, troppo
grande la riconoscenza per la malattia che, come ho avuto modo di raccontare, mi
aveva permesso di diagnosticare in tempo. Lo seppellimmo nel giardino di casa.
Ancora oggi volgendo lo sguardo a quell’angolo riposto del giardino, il
pensiero vola alle sue fusa. E il 20 di novembre di ogni anno, anniversario
della sua morte, celebriamo una festa tutta nostra, mangiando a sazietà le olive
verdi di cui era ghiotto. Festa delle olive d’inverno, l’abbiamo battezzata.
Gli eventi, dunque, cominciarono qualche tempo dopo la sua
morte. Una sera d’autunno, umida e priva di vento, udimmo distintamente battere
alle imposte del giardino. Pareva proprio il suo tocco, deciso e delicato, con
cui nella casa paterna richiamava l’attenzione perché gli aprissimo l’uscio. Naturalmente
aperte subito le imposte, non trovammo nessuno ad attenderci dall'altra parte. Solo il silenzio della sera autunnale.
Ben presto fu Sissy, il bobtail di casa, a comportarsi in
modo strano. Sissy era arrivata in famiglia un mese prima la morte di Tom. Così
i due quadrupedi non avevano avuto modo di conoscersi. Benché ultima arrivata,
la cucciola s'era ambientata subito e manifestava già il carattere deciso e il comportamento attento dei
cani da pastore. Guardinga verso gli estranei, non abbaiava mai senza motivo. E
quando, qualche tempo dopo, arrivò in famiglia Sansone, il gatto che ancor oggi abita
con noi, lungo e complesso fu l’acclimatamento. Ancor oggi Sissy non rinuncia a
trattare il gatto come fosse una pecora da controllare e accudire… Quel
dicembre del 2002 la Bobtail prese a comportarsi in modo strano: da un momento
all’altro prendeva ad abbaiare senza motivo, volgendo la propria attenzione a punti precisi
dell’abitazione, punti mai uguali, come se davvero vedesse qualcosa. Qualcosa in
movimento, a noi invisibile. Il fenomeno iniziava e terminava in modo casuale,
senza alcun motivo apparente. Assistervi era davvero sconcertante, molto più di
quanto non possa sembrare leggendo semplicemente queste righe.
Ma l’evento che più mi lasciò confuso doveva ancora
accadere. Amo i gatti e tuttavia, come ho già raccontato, manifesto da sempre una leggera allergia al loro
pelo. Il contatto prolungato può causarmi piccoli attacchi d’asma. Il contatto
al pelo di Tom invece mi causava l’insorgere di fastidiose bolle cutanee sul dorso
della mano, ai polsi, nell’area interessata al contatto. Era trascorso ormai più
di un mese dalla morte del gatto, eravamo sotto Natale, una di quelle sere in
cui è piacevole starsene soli in compagnia di un buon libro, mentre fuori
imperversa il temporale. La stanza era in penombra. Solo una lampada a
illuminarmi, mentre me ne stavo disteso sul divano, intento a leggere:
una situazione che un tempo avrebbe attirato l’attenzione di Tom, sempre alla
ricerca di un posto morbido e caldo dove accucciarsi. Non ricordo più cosa
stessi leggendo quella sera, ma ero totalmente concentrato, come mi capita solo
con certi libri. Fu il prurito a distrarmi. Abbassai lo sguardo senza credere ai miei occhi: i polsi erano segnati dai piccoli gonfiori che conoscevo
bene. Mi alzai lentamente, incredulo, senza staccare lo sguardo dalle bolle, cercando una
spiegazione razionale. Dei peli rimasti attaccati al vestito? Un'intossicazione alimentare? Una qualche forma allergica prima di allora non diagnosticata? A distanza di anni nessuna
spiegazione convincente è arrivata. Il maglione era stato lavato da poco e
comunque troppo lungo era stato l’intervallo di tempo, perché si potesse
pensare a qualche pelo appeso al vestito. Senza considerare il fatto
che l’allergia insorgeva sempre a contatto con l’animale, non con qualche suo pelo isolato. E Tom in quella casa non era mai entrato da vivo.
Fu l’ultimo evento significativo. Qualcosa mi diceva che non
dovevo più pensare al mio piccolo amico, e non pensando più a lui, dovevo
lasciarlo andare verso quella meta sconosciuta, che un giorno tutti
conosceremo. Prevalse la forza di volontà e per forza di volontà smisi di
soffrire. Rimase solo il suo ricordo malinconico, sempre più remoto. Poi anche quegli strani
eventi cessarono.
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