Mi ritaglio qualche minuto per aggiornare il blog. Qualche minuto lontano dal lavoro, lontano dagli impegni familiari, lontano anche dal mio incarico di coordinatore provinciale di S.E.L. che mi si è abbattuto addosso proprio nel bel mezzo di una vertenza sociale che ha investito la città, una vertenza condivisibile e giusta, ma anche di difficile soluzione.
Le temperature si sono abbassate nelle ultime ore e l’autunno ha assunto meglio la propria fisionomia, coi suoi colori gialli e aranciati, il calore accogliente delle stanze, l’umidità fastidiosa delle strade al tramonto. Il tempo ideale per starsene in compagnia di un buon libro, se solo ci fosse il tempo. I libri mi osservano muti dalla libreria, paiono imbronciati perché non riservo loro le attenzioni cui li ho abituati. Anche le mie piante grasse dalle spine appuntite mi osservano silenziose. Le rose dai petali sensuali come le labbra di una fica, si stanno per addormentare davanti all'inverno che s'avvicina. E anche loro paiono domandarmi ragione.
Ho imparato a controllare bene la sciatica: pochi esercizi al mattino mi evitano quel dolore lancinante che giusto un anno fa mi aveva atterrato.
Le notizie che giungono da Roma ci raccontano della fine del Cavaliere. E la fine si sta approssimando con la velocità e l’accelerazione di una progressione geometrica. Come tanti brinderò anch’io al tramonto del Berlusconismo. Tuttavia pochi sono coloro che in queste ore vanno riflettendo sui veri motivi che sottendono a questa fine ingloriosa. La mia riflessione in queste ore va a quello che accadrà dopo. Giacché questa non è la fine di un leader politico azzoppato dal voto del Parlamento: l’espressione “franchi tiratori” è uscita dal lessico dei nostri commentatori politici. Un Governo debole che fa scelte non condivise può essere sconfitto da una maggioranza alternativa: è la normale dialettica della Democrazia. Ma se un Governo forte viene abbattuto sfruttando certe debolezze sessuali del proprio leader, dove vanno cercati i colpevoli? Chi si cela all’ombra dei Palazzi?
Stiamo parlando delle stanze del potere, e per capire il potere, soprattutto nel nostro Paese, non c’è di meglio che rispolverare Giuseppe Tomasi di Lampedusa: tutto deve cambiare perché tutto rimanga uguale. La crisi economica più nera, da che esiste l’economia fondata sul Capitale, avrebbe dovuto abbattere i Governi e gettare nel caos gli Stati. Nulla di tutto questo è accaduto. Qualche Governo è caduto, ma in generale la protesta sociale non è stata in grado di imporre l’agenda della rivoluzione. Non è più tempo di rivoluzioni. Il controllo sociale ha raggiunto livelli tali per cui il più piccolo accenno di ribellione viene fotografato immediatamente, radiografato, catalogato, controllato e circoscritto. Eppure qualche cambio di Governo è avvenuto. Perché in alcuni Paesi la crisi economica ha causato la caduta dei Governi in carica, e in altri questo non è avvenuto? Per il semplice motivo che l’agenda del cambiamento non è stata dettata dalla piazza, ma dal vero potere che governa le nazioni: il potere economico. Berlusconi ha fatto comodo. Oggi non fa più comodo. La sua condanna è stata decisa nelle stanze occulte del potere economico. Le sue debolezze sessuali sono venute comode per questo.
Ecco: dietro l’angolo della crisi politica non ci sono le elezioni anticipate. Al potere economico non interessa la politica, l’architettura delle ideologie, il colore dei Partiti. La crisi politica verrà gestita in modo che se ne possa trarre il massimo profitto. Un governo tecnico chiamato unicamente alla riforma del sistema elettorale, che ci conduca prestissimo alle elezioni anticipate, chiedevamo a gran voce da Sinistra? Un Governo tecnico chiamato a riforme economiche che non ci conduca subito alle elezioni anticipate ci daranno. Sono già al lavoro per questo. Naturalmente non è detto che riescano in questo loro intento. Troppe sono le incognite. Ma ci proveranno. Ci stanno già provando. Devono metter d’accordo il PD, i Futuristi di Fini, il Centro, la banca d'Italia, il Vaticano. Se vinceranno questa sfida decisiva, l’Italia rimarrà impantanata chissà per quanto tempo in mezzo a precariato, nucleare, lo Stato confessionale, la grande Finanza, la privatizzazione dei servizi pubblici e dei beni comuni…
Lo stesso impegno con cui in questi anni abbiamo lottato contro il Cavaliere, dovremo utilizzare per lottare contro questo potere occulto che vuole dettare, anche nel nostro Paese, l’agenda del cambiamento. In politica, come negli scacchi, vince chi prevede l’avversario.
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