Nessuno mi aveva mai detto che il dolore
assomiglia tanto alla paura.
Non che io abbia paura: la somiglianza è fisica.
Gli stessi sobbalzi dello stomaco, la stessa irrequietezza, gli sbadigli.
Inghiotto in continuazione.
Altre volte è come un'ubriacatura leggera, o
come quando si batte la testa e ci si sente rintronati. Tra me e il mondo c'è
una sorta di coltre invisibile. Fatico a capire il senso di quello che mi dicono
gli altri. O forse, fatico a trovare la voglia di capire. E così poco
interessante. Però voglio avere gente intorno. Ho il terrore dei momenti in cui
la casa è vuota. Ma vorrei che parlassero fra loro e non a me.
Ci sono momenti, del tutto inattesi, in cui
qualcosa dentro di me cerca di rassicurarmi che soffro, sì, ma non così
intollerabilmente. Nella vita di un uomo l'amore non è tutto. Ero felice già
prima di conoscere H. Ho parecchie «risorse », come si dice. Queste sono cose
che tutti superano. Ma sì, me la caverò. Ci si vergogna di ascoltare questa
voce, ma per un po' gli argomenti sembrano persuasivi. Poi, d'un tratto, la
stilettata rovente di un ricordo, e tutto quel «buonsenso» svanisce, come una
formica nella bocca di una fornace.
Clive Staples Lewis, Diario di un dolore
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