Quando scrissi il mio Delitto nella masseria, ricordo di aver fatto una breve ricerca sui riti pagani con cui un tempo veniva celebrato il Solstizio d’estate. Sono sempre stato affascinato dai riti con cui, fin dalle epoche più remote, l’uomo celebra la Natura e i suoi cicli. Quel romanzo era ambientato in pieno Medioevo, ma ancor oggi si trova traccia di questo culto, nonostante la fretta con cui abbiamo archiviato la civiltà contadina.
Il Solstizio d’estate, come si sa, è il momento in cui il Sole, nel suo moto apparente nel Cielo, raggiunge il punto più alto all’orizzonte, fenomeno causato dall’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre. Il giorno in cui maggiori sono le ore di luce. L'uomo del Neolitico è già in possesso di queste nozioni e il sito di Stonehenge, da migliaia di anni, ci racconta dei riti ancestrali con cui veniva celebrato il Solstizio d'estate. Nello Zodiaco il Sole, il cui fuoco è simbolo maschile, fa ingresso nel segno del Cancro dominato dalle acque e dalla Luna, simboli femminili. Il Solstizio d’estate segnava la celebrazione delle nozze fra i due astri e fra i rispettivi simboli.
Ancor oggi in certe zone del Paese, dove le tradizioni rurali sono state meglio conservate, la notte viene illuminata dai falò. Ed è di buon augurio danzare intorno al falò e saltarlo esprimendo un desiderio. Si tratta di un rito diffuso in tutto il Continente, dalla Penisola iberica fino alla Russia. In genere i riti del Solstizio d’estate, che nella tradizione esoterica è considerato un Sabba minore, sono collegati alla pratica della raccolta delle erbe. Le erbe di San Giovanni, festa con cui il Cristianesimo, come in altri casi, ha sostituito e tentato di far dimenticare i riti pagani preesistenti, sono appunto erbe mediche o più in generale erbe a cui erano assegnate proprietà magiche, che venivano raccolte nella notte del Solstizio d’estate e conservate in casa o sotto il guanciale. La ruta ideale contro la malinconia. L’iperico che scaccia il malocchio. La verbena dispensatrice di prosperità. In certe zone anche la raccolta della felce cara alla Luna, nella notte del Solstizio, era considerata bene augurale. In altre regioni la raccolta del basilico, con la profumazione di tutte le stanze della casa. Oppure la decorazione dell’uscio di casa con corde di aglio, che un po’ in tutte le civiltà, anche in quelle più lontane dalla nostra, era considerato arma efficace contro le creature malefiche. Tracce di queste usanze si trovano nella pratica della raccolta delle noci verdi per la preparazione del nocino, che deve avvenire appunto per la festa di San Giovanni. E presso gli alberi di noce, di solito, venivano celebrati i sabba. La notte del Solstizio d’estate era considerata ideale anche per la predizione del futuro che avveniva con varie tecniche. Proprietà magiche avrebbe anche la rugiada della notte del Solstizio e un tempo, in certe regioni dell’Europa, era frequente avvistare all'alba fanciulle completamente nude bagnarsi nella rugiada dei prati.
A Roma è ancora in uso la pratica di mangiare le lumache per scongiurare il tradimento in amore.
Infine, per quanto all'apparenza poco attinente, è interessante notare come i misteriosi fenomeni ricollegati ad Azzurrina, il celebre fantasma del Castello di Montebello, tornino a manifestarsi proprio il 21 giugno, anniversario della sua scomparsa avvenuta nel 1375.









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