Uno storico tedesco, Theodor Hess, scrisse in modo immaginifico che l’Europa si erge su tre colli: il Golgota, il Campidoglio e il Partenone. Voleva significare le radici culturali del continente che senza dubbio si annidano oltre che nel Cristianesimo, in quell’incommensurabile invenzione che fu il Diritto, la cui espressione più evoluta dell’antichità, in Europa, fu appunto lo Ius della Res Publica Romana; e in quell’originario ideale di democrazia che dobbiamo ad Atene. Si tratta d’immagini, è evidente: nessuno pretende di additare come esempio al legislatore contemporaneo, l’antico Diritto Romano, vetusto e crudele, o le procedure democratiche dell’oligarchia ateniese, che comunque non risparmiarono nemmeno Socrate. Eppure quanto più avanzata appare questa elementare lettura dell’Europa e della sua cultura, rispetto a quel ring per cannibali affamati in cui le troike finanziarie continentali hanno voluto trasformare il continente.
E’ una tiepida giornata d’inverno, questa, ad Atene. Nulla a che vedere con le nostre temperature polari. Il Partenone veglia su una città che le agenzie ci dicono sconvolta da una domenica di scontri. Il Popolo greco è allo stremo dopo l’ennesima manovra imposta dal potere finanziario continentale, che come le altre che l’hanno preceduta, non eviterà il fallimento del Paese: un’agonia che s’allunga ancora, a oltraggio dei Greci, fatta di una radicale riforma del mercato del lavoro, con una profonda liberalizzazione e la dismissione dei diritti dei lavoratori; la diminuzione del 20% del salario minimo garantito e l’immancabile taglio delle pensioni; il licenziamento di 15.000 dipendenti pubblici, l’ultimo di una lunga serie di tagli che già nei mesi scorsi ha eliminato migliaia e migliaia di posti di lavoro. Lo smantellamento dello Stato sociale e la riduzione di tutti i servizi pubblici, a cominciare da ospedali ed enti locali. E poi la vendita delle quote pubbliche nell’acqua e nelle fonti energetiche. Un intero Paese messo all’incanto.
Che differenza c’è rispetto al tanto temuto fallimento, il default come lo chiamano, che queste misure spietate che da mesi stanno colpendo la Grecia, vorrebbero evitare? Una differenza profonda: il default danneggerebbe gli investitori internazionali, l’Alta finanza europea. Queste manovre, pur in una situazione drammatica quale quella in cui versa la Grecia, li avvantaggiano, ne garantiscono i profitti. E infatti oggi, a dispetto dei Greci, le Borse europee festeggiano l’approvazione dell’ennesima manovra finanziaria di Atene.
E quello di cui ancora non mi capacito è la fragilità con cui l’architettura democratica di tutta una nazione, con le sue procedure, le sue garanzie, i suoi pesi e contrappesi, nata alla caduta della Dittatura dei Colonnelli, si sia rivelata insufficiente, incapace a evitare l’ascesa al Governo di un Papademos, il Monti di Atene, oscuro rappresentante di un potere finanziario che nessuna elezione democratica ha mai voluto premier. Con la complicità di Partiti che maggioranza all’interno del Parlamento, tutti i sondaggi ci dicono rappresentare ormai solo un’infima parte del Paese. Il Pasok, quello che fu il grande Partito socialista panellenico di Andreas Papandreou, padre del ben più opaco George Papandreou, il Pasok entrato in Parlamento alle ultime elezioni come Partito di maggioranza relativa, non rappresenta oggi nemmeno il 10% dell’elettorato greco. A vantaggio dei partiti della Sinistra, non presenti nel Parlamento greco, ma che nel loro complesso rappresentano oggi, secondo tutti i sondaggi, la vera maggioranza relativa. Dunque dove siede l’autentica Democrazia greca: nel Parlamento di Atene, ridotto oggi a una vuota assemblea di cortigiani dell’Alta finanza, che hanno tradito la volontà popolare espressa alle ultime elezioni, o nelle piazze di Atene dove il Popolo ieri manifestava a gran voce? >, sentenziava ieri Papademos. Ma chi sono i veri vandali, chi sono i veri distruttori?
L’euro nacque come uno strumento che doveva riunire i Popoli di tutto un continente. Il peccato originale fu pensare che sarebbe bastato questo: lo sviluppo dei commerci su base continentale, la politica monetaria. L’euro rimane ancor oggi un’intuizione geniale. E però, tragicamente, s’è trasformato in uno strumento per il potere delle Banche e dell’Alta finanza, ai cui capricci oggi si stanno sacrificando le politiche sociali europee.
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