E’ una bella giornata di sole. Nel sogno mi trovo in mezzo al traffico, sul marciapiede di una grande città. Il traffico è congestionato, dappertutto c’è gente in festa. A fianco un pulman bloccato dalla folla, carico di tifosi della Nazionale spagnola. Non riconosco nessuno attorno a me, ma intuisco che devo trovarmi a Madrid, durante le giornate del Mondiale. Mi allontano dalla strada trafficata ed eccomi in una via silenziosa e deserta. Fa molto caldo. Adesso sono con la Nazionale italiana, la Nazionale dell’82: riconosco Paolo Rossi, Claudio Gentile, Gaetano Scirea, e pure Bruno Conti. Parliamo di qualcosa, ma non ricordo bene cosa. Non sono invecchiati, come fossimo davvero nell’82. Io invece non ho più i quindici anni di allora: sono quello di adesso. Ci avviciniamo ad un palazzone anonimo: finestre sbarrate, chiusi gli scuri, la folla è ormai lontana. Entriamo con fare furtivo, e mentre entriamo mi accorgo che sono di nuovo solo adesso: i calciatori sono spariti, non mi hanno seguito nel palazzone anonimo e inquietante. All’interno regnano il silenzio, l’ombra, il fresco di certe case antiche che ho conosciuto nella mia infanzia. Busso a una porta misteriosa. La porta si apre ed ecco apparire le vecchie cugine del nonno, Bettina e Virginia, morte da trent’anni. Manca solo Teresa che è morta prima di loro, quando avevo pochi anni, e che non ricordo, se non per certi miei remotissimi flashback. Mi fanno entrare con quel loro fare affettuoso e cortese che ricordo bene. E’ proprio il loro appartamento che non ho più rivisto dopo la mia adolescenza: i mobili antichi, le stampe gozzaniane alle pareti, l’odore un po’ stantio di cipria e di spezie. Mi fanno sedere nel silenzio del loro salottino Decò. A poco a poco la stanza si riempie di persone, volti che non conosco. Sono tutti abbigliati con vestiti di metà Ottocento. Per ultimo si presenta un tale professore di Messina. Nel sogno scandisce bene il proprio nome, ma per quanto faccia, non lo ricordo più. Comincia a parlare uno dei convenuti: <<Viva l’Italia, Fratelli, viva l'Italia>>, annuncia con fare solenne. E poi: <<L’attentato è pronto. L’esplosivo è stato piazzato nel luogo stabilito ed esploderà al passaggio di Franceschiello>>.
Il sogno s'interrompe qui o forse s'interrompe il mio ricordo.









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