Avevamo programmato da tempo questa gita: l’ascesa sul Baldo con la funivia di Malcesine. <Alla prima occasione>, ripetevamo. E la prima occasione s’è presentata ieri. Non era il giorno più indicato: nonostante agosto stia per concludersi, il lago è ancora nella morsa di un’afa davvero inconsueta per il periodo. Durante la notte il terreno restituisce tutto il calore accumulato nella giornata, l’aria al mattino risulta pesante e la visuale offuscata. Bisogna attendere il primo pomeriggio per ammirare sotto il sole estivo, il lago e le sponde che si levano attorno. I giorni più tersi sul lago sono in autunno, quando l’estate è già un ricordo e l’inverno pare ancora lontano. Ma i giorni più belli in assoluto, a mio giudizio, sono quelli della merla, a cavallo di gennaio e febbraio. Un vento crudele nella notte fa piazza pulita. Poi il mattino s’annuncia con aurore spettacolari. E pian piano le giornate s’allungano gelide, limpide e cristalline.
Dunque avevamo programmato questa gita da tempo, il giorno di ferie era già stabilito e ci siam dovuti accontentare della giornata afosa e della foschia del mattino. E poiché avventura chiama avventura per arrivare a Malcesine abbiamo evitato le code, abbiamo preferito il lago. Da quanto tempo non andavo in battello? Chissà.
Ci siamo imbarcati a Desenzano, di primo mattino, sul vecchio e sgraziato "Tonale", un capiente battello adibito al trasporto di passeggeri e automobili. Con noi pochi altri viaggiatori, pochissimi gli stranieri. La traversata da Desenzano a Malcesine è durata tre ore. Il battello ha toccato tutti i maggiori porti sulla sponda bresciana del lago. Lasciata Sirmione il sole ha preso a far capolino fra la foschia e finalmente, verso le 11, il lago c’è venuto incontro radioso nel sole del mattino agostano. Davanti ai nostri occhi sfilava la costa fra la Rocca di Manerba e il golfo di Salò, il cui entroterra è stato deturpato da un’edificazione recente e feroce. La Rocca di Manerba era fino a poco tempo fa paradiso del naturismo, oltre che meta preferita della comunità gay. Complice la spiaggia discreta e nascosta. Negli ultimi anni pare si sia levata alta la protesta di alcuni cittadini terrorizzati da qualche culo scoperto, ma a quanto pare, non altrettanto terrorizzati dall’assalto al territorio dell’edificazione selvaggia. Non so se la spiaggia sia ancora frequentata dai naturisti, in assoluto i turisti più attenti al rispetto dell’ambiente.
Aggiriamo la bellissima isola del Garda, ripromettendoci ancora una volta di visitarla. Ma da quanto tempo ce lo ripetiamo…?
Dopo Salò e il suo golfo la costa si fa erta e scoscesa, e finalmente gli insediamenti umani diventano eccezione. I paesini sono deliziosi. Le antiche limonaie che da qualche anno sono al centro di un’attenta opera di restauro, elevano le loro colonnine sottili come tante braccia al cielo. Ammiriamo con invidia alcune vecchie ville naturalmente incastonate nell’ambiente circostante, come ne fossero un complemento. Cerco d’immaginarmi quale vita conducano gli abitanti di quelle dimore. Sono consapevoli della fortuna che è toccata loro in sorte? Sono ancora capaci di riconoscere la bellezza? O preferiscono la vita di città, la corsa di tutti i giorni, l’eterna ferialità del lavoro?
Sul ponte solarium ormai si odono tutte le lingue. Risalendo il lago, infatti, il battello s’è affollato di turisti. Tedeschi soprattutto, ma anche intere famigliole di francesi che da anni hanno abbandonato le sponde meridionali del Benaco. A proposito Benaco si legge Benàco, con l’accento ben piantato sulla a: è latino. Gli inglesi sono attempati, molto compìti e silenziosi; ai tacquini d’un tempo oggi preferiscono le videocamere piccole e maneggevoli, che utilizzano concentrati. Piccoli gioielli tecnologici, al cui confronto la mia Canon ixus pare un giocattolino. Fotografo anch’io: appena possibile pubblicherò tutto sul blog, alla pagina "Chi sono". Sul battello si aggirano anche delle giovani ninfe bionde, silenziose e sorridenti. Dall’aspetto paiono ragazze molto semplici, ne deduco che non devono essere italiane. A quell’età da noi ormai furoreggia il genere "Noemi".
Gli orari di percorrenza non ci aiutano e le bambine hanno fame: incoscienti decidiamo di pranzare sul battello. Il ponte adibito a ristorante è davvero antiquato. Nella mente mi si stagliano immediate le immagini infantili dei grandi traghetti che fanno la spola nello Stretto di Messina: gli stessi interni tristi e dimessi. In compenso gli ambienti paiono puliti, i tavoli lindi. Anticipiamo un conto salato, che s’aggiunge ai biglietti della traversata piuttosto cari. Subito rimaniamo sorpresi dal primo piatto, pennette al pomodoro e lasagne al ragù, cucinate davvero bene. La trota salmonata che ci viene servita come secondo piatto abbassa drasticamente la qualità della cucina di bordo, che sfiora il baratro quando ci viene portato il dolce: una sorta di torta della nonna al polistirolo, la cui digestione mi farà deliziosamente compagnia per il resto della giornata…
Malcesine ci accoglie allegra e affollata. Finalmente scopro dove sono finiti gli stranieri che erano di casa nel basso Garda negli anni ’70. A Malcesine sono. A Malcesine e probabilmente negli altri paesini che s’affacciano su questo sottile braccio di acqua dolce che è il Garda settentrionale. Ci facciamo largo nella folla multicolore, diretti verso la funivia che collega il paesino alla sommità del Monte Baldo. La funivia esiste dall’inizio degli anni ’60, frequentata d’estate da turisti e appassionati di trekking, d’inverno dagli sciatori. Fu Ciampi, se ricordo bene, a inaugurarla qualche anno fa, al termine dei lavori che l’hanno riammodernata completamente, dotando l’impianto di alti standard di sicurezza. Nel secondo tratto le cabine ruotano durante l’ascensione, dando modo a tutti i passeggeri di ammirare il lago dall’alto, come al cospetto di una gigantesca cartina geografica. Uno spettacolo da mozzare il fiato, che avevo già avuto modo d’ammirare una quindicina d’anni fa, in occasione di un’escursione sul vicino "Monte Altissimo". L'ascensione dura una ventina di minuti e ci porta a 1.650 metri. Purtroppo il tempo in quota non è favorevole. Ci accoglie un paesaggio lunare fatto di rocce e prati immersi nelle nuvole. L’umidità ci accarezza le braccia scoperte. Dopo una breve sosta decidiamo di ridiscendere.
Riprendiamo il battello alle 16. I turisti stranieri devono avere abitudini differenti, perché per una qualche strana alchimia il battello adesso è frequentato prevalentemente da italiani. Rispetto al mattino la traversata risulta più lunga di un’ora: il battello infatti fa scalo a Garda, sulla sponda veronese. A quest’ora del pomeriggio il lago è invaso da un vento piacevole che attenua la calura sul ponte solarium. Ho portato con me l’ultima fatica di Eugenio Scalfari, "Per l’alto mare aperto". Lo sto terminando e non ho ancora deciso se mi piace o meno, però è piacevole starsene appollaiato quassù, al sole, a leggere assorto. Il battello viaggia sulle onde circondato da una folla festosa di vele, windsurf e kitesurf. Prima di giungere a Garda oltrepassiamo "Punta San Vigilio", bellissima e misteriosa. A me ha sempre ricordato "L’isola dei morti", l’enigmatico dipinto di Arnold Böcklin.
Approdiamo a Desenzano alle 20. Durante l’avvicinamento, dal lago, comprendiamo subito perché il turismo di massa ha abbandonato il Garda meridionale. Al caos delle grandi arterie di comunicazione che incrociano proprio qui il lago, si somma l’edificazione scriteriata delle sponde. Dal lago la costa appare come una successione continua di cemento: case, ville, strade, villette a schiera, condomini, seconde case, residence, alberghi. E in lontananza decine di gru ci ammoniscono che la grande abbuffata non s’è ancora conclusa.
Il sole s’adagia piano sulle Colline moreniche, macchiando il cielo col rosso del suo tramonto.
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